Da Gran Canaria alla Gran Fondo. Bike Division, una conferma.

238492DE-F04B-46BC-97E5-25978827017DSe siete ciclisti e come me avete il desiderio di fare una vacanza con la vostra bicicletta allora dovete affidarvi a Bike Division, tour operator diretto dall’ex professionista Andrea Tonti. Una vacanza pensata sia per i ciclisti che per i suoi accompagnatori.

Ho avuto per diversi anni il sogno di partire e viaggiare con la mia bici, quest’anno finalmente sono riuscita a realizzarlo, regalandomi a febbraio una settimana a Gran Canaria. Grazie a BD ho trascorso una vacanza spettacolare, dove ho potuto condividere la mia passione con altre persone da cui è nato un gruppo inseparabile. Così, organizzandomi con qualche amico conosciuto a GC, ho deciso di partecipare alla Gran Fondo Bike Division. Una GF non troppo impegnativa, ma molto veloce, con i suoi 1.300 metri di dislivello spalmati su un percorso di 90 chilometri.

Partita il sabato pomeriggio con Caterina, ci siamo dirette a Peschiera dove tutto è stato organizzato nei minimi dettagli. Pernottamento all’Hotel al Fiore, albergo carino situato sul lungo lago, meritevole di lode già solo per avere previsto il deposito bici.

Arrivate a Peschiera l’incontro con Andrea, Michela e Francesco e il ritiro del pacco gara, dove ho incontrato e conosciuto Damiano Cunego, protagonista numero uno di questa manifestazione. Un grande campione che mi ha colpito per la sua umiltà.642A25CA-808D-4152-810F-4A8956F95A0E

Prima di concludere la giornata si è svolta una cena insieme a Damiano e all’ex Saeco, dove corse anche Andrea Tonti. Team nato negli anni ‘90 e noto in precedenza come Mercatone Uno che vide diversi ciclisti di fama, come Cipollini, Simoni, Savoldelli e Cunego. Durante la serata era presente anche Giuseppe Martinelli ed ho avuto l’onore di essere invitata da lui al suo tavolo e lo ringrazio per la sua gentilezza.7E25F67A-91AD-421D-979E-2C6F8B4E3CFA

La cena denominata “La bici al chiodo” si è svolta ricordando le vittorie del campione Damiano, ritiratosi quest’anno dal professionismo, anche se in realtà il “Piccolo Principe” la bici non l’ha appesa. Domenica mattina in griglia alle 7.30 c’era anche lui, davanti a me. Devo dire che fa un certo effetto trovarsi a pochi metri da un campione e iniziare la propria gara dietro di lui.

Questo è il bello del ciclismo! Condivisione e aggregazione, uomini e donne, professionisti e non. In alcune occasioni messi tutti allo stesso livello. A volte fin troppo, visto che è stata una GF ad alta velocità, dove ho visto donne più veloci degli uomini. E anch’io non mi sono risparmiata.

Partita davanti insieme a un gruppo agguerrito, ho iniziato a spingere fin da subito tenendo un’andatura sempre tra i 35 – 40 km/h. Trascinata dalla scia e da qualche ruota veloce e rischiando di finire per terra un paio di volte, prendo improvvisamente una grossa buca e senza accorgermi perdo la borraccia. Me ne accorgerò qualche chilometro dopo, quando al primo strappetto cercando di bere mi accorgo di essere rimasta totalmente senza. Con un filo di agitazione per non avere più la mia borraccia, chiedo a Caterina brevi sorsi fino al primo strappetto, dove sudata e disidratata inizio a cercare acqua da ciclisti sconosciuti che mi passano accanto. La sete è davvero troppa e il ristoro ancora lontano.

Ad un certo punto, dopo lo scollinamento, vedo Cate che insegue agguerrita un tizio. La divisa riporta la scritta “60 all’ora”, scritto a caratteri cubitali sulla schiena. Un nome, una garanzia. Letteralmente una moto. Si va a tutta. Caterina è bravissima in questo. Io no. Le mie gambe per qualche tratto spingono il 52 – 11 come poche volte hanno fatto e la velocità cresce, insieme all’adrenalina, alla sete e al bruciore dei muscoli che sento impazzire. Una sensazione mista di piacere e rabbia contro di me che non mollo e contro di loro che non rallentano.D6C0A330-FFFC-419E-BD29-B023D7AB70A8

Li inseguo fino alla prima vera salita, dove inizio a fare girare le gambe in agilità con l’intento di sciogliere un po’ la stanchezza. Si riattivano. Salgo agile ma abbastanza veloce per i miei standard. Non vedo l’ora della fine, voglio dell’acqua! Scollino e incontro un signore con una mantellina gialla fluo estrarre borracce da un secchio. Un miraggio! Penso.  Un’oasi nel deserto. Senza fiato e con la gola totalmente asciutta allungo il braccio e gli urlo: Una borraccia per favore! Vedendomi probabilmente molto provata, si impietosisce e anche se quella borraccia che riporta un nome poco decifrabile, non era destinata a me, me la concede sorridendomi. Non lo conosco, ma lo ringrazio tantissimo. Purtroppo capisco di avere perso Cate, ma finalmente idratata, voglio tornare a spingere sui pedali alla ricerca di un altro gruppetto veloce. Lo incontrerò al km 40. Si spinge, non si molla e sarà cosi per tutta la gara, fino ad un certo punto, quando presa dall’incoscienza mi posiziono davanti. Un gesto ignorante, e lo capirò all’istante, sentendo sopraggiungere in sordina un crampo. Mollo un po’ e inseguita dal gruppo faccio cenno di superarmi. Un ragazzo e una ragazza appartenenti allo stesso Team, si infastidiscono del mio gesto e inveiscono contro me. Mi spiace non abbiano capito che ero sola e stanca. Mi innervosisco un poco, ma farò in modo che il nervoso svanisca in fretta. Sono a tutta e mi sto divertendo! Sarà l’ultimo strappetto a farmi abbandonare totalmente il gruppo, cosi da trovarmi sola, insieme a un signore che tenterà di aiutarmi, anche se capisco che anche lui non ne ha più, è finito. E me lo dirà qualche metro dopo. Continuo, alla mia velocità quando ad un certo punto vengo affiancata da una motociclista dell’assistenza tecnica, il quale in maniera simpatica mi rivela esserci un centinaio di ciclisti dietro di me, che mi sta inseguendo. Sono contenta, ho trovato chi mi trascinerà, penso, ma prima mi accodo alla moto e spingo ancora, toccando i 50km/h. Sono quasi esaltata quando la moto accende i lampeggianti ed inizia a suonare per farmi strada.

Mancano 10 km al’arrivo. Sono sfinita, ma tengo duro. Un paio di chilometri e verrò raggiunta dal gruppone. Decido di accodarmi ai primi. Finalmente riparata dall’aria e trascinata dal gruppo, le gambe tornano a spingere senza fatica.

Alzo la testa e vedo il cartello. 1km all’arrivo. Spingo e non mollo.. 500 metri.. tiro giù la testa e do tutta l’energia che ho. Manca poco, 300 metri, la moto suona, i ciclisti spingono sorridono e stringono i denti. Siamo sotto l’arrivo! Sorrido.

Sono arrivata e qualche minuto dopo anche la mia amica Caterina. Mi guardo attorno e vedo qualche amico di Bike Division insieme ad Andrea e sotto il traguardo Francesco che scatta foto a più non posso.

Per un istante mi sembra di essere tornata a Gran Canaria e invece no, sono a Peschiera sotto il traguardo, sul finire di un bellissimo weekend.

Doccia, pasta party, un gelato con gli amici e via, si riprendono le bici e si ritorna a casa.61353EA3-41EE-4DB1-AB41-C073132ED348

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