Pedala che ti passa! Una ciclista in gravidanza.

Quante volte ce lo hanno detto, quante volte lo abbiamo sentito dire o letto: Fare attività fisica fa bene all’umore e alla salute.

Scrive l’OMS che l’attività fisica previene l’insorgere di malattie croniche quali ad esempio diabete, cancro e malattie cardiovascolari.  Infatti alcuni studi dimostrano che “l’inattività fisica è il quarto fattore di rischio di mortalità globale”. Sempre secondo i dati dell’OMS, un adulto di età compresa tra i 18-64 anni per stare bene, dovrebbe svolgere in media 150 minuti di attività aerobica di moderata intensità durante l’arco della settimana.

Non so quanti minuti di attività fisica ho praticato nella mia vita sino ad ora, ma per quanto mi riguarda posso certamente confermarvi che pedalare e muovermi mi ha migliorato la vita. Ho praticato sport fin dall’infanzia e non riuscirei a pensare alle mie giornate senza.  Durante l’adolescenza sono riuscita a superare un problema legato a stati ansiosi praticando sport a livello agonistico. Scaricare le energie mi faceva stare bene, più di qualsiasi ansiolitico prescritto. Allo stesso modo durante il lockdown muovermi in casa mi ha aiutata a scaricare la tensione e a non pensare a quanto stava accadendo nel mondo, oltre che a superare il malessere legato ai primi mesi di gravidanza.

Prima che il COVID-19 entrò con violenza nelle nostre vite, serrandoci tra le mura domestiche, ho constatato i benefici che genera il pedalare su me stessa. Nausea e mal di testa possono svanire se con un po’ di buona volontà si affrontano a colpo di pedale.

Sebbene a febbraio non sapevo di essere incinta quando portai a casa la mia nuova TREK Domane, sentivo che c’era qualcosa di strano in me che però il semplice salire in bici risolveva magicamente. Quando poi ho scoperto di esserlo, dopo il benestare del ginecologo, ho continuato a pedalare e a muovermi in casa,  riducendo solo il numero di allenamenti e l’intensità.

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Ho partecipato a meetup su Zwift insieme ad amici, corridori, campioni ed ex professionisti di vari sport, mentre nascondevo a tutti coloro che mi seguono sui social il mio essere in dolce attesa. Non potevo confidarlo a nessuno, perché nessuno, nemmeno la mia famiglia, lo sapeva. Ci tenevo a dare questa bella notizia di persona e non durate la solita videochiamata serale; cosi, ho nascosto a tutti i miei primi 4 mesi di gravidanza. Chiusa nella mia camera insieme alla mia Trek, con la quale ho instaurato un legame particolare proprio perché mi ricorderà sempre questo momento speciale, quando tutto fuori sembrava grigio, mentre dentro di me i colori di quell’arcobaleno che tanto veniva sbandierato sulle finestre: “Andrà tutto bene” prendeva forma.

Forse qualcuno in quegli incontri multimediali si era accorto dei miei tempi in sella, che anziché migliorare calavano drasticamente, ma quel trovarsi a condividere una pedalata, se pur virtuale, mi ha entusiasmato tantissimo e mi teneva compagnia.

I rulli e la bici sono stati i miei migliori compagni durante questi mesi di gestazione e continuano tutt’ora ad esserlo appena posso pedalare. Ultimamente ho ridotto le mie pedalate, perché purtroppo per via della pancia che cresce di giorno in giorno, fatico a stare seduta tanto tempo in sella, ma cerco di non farmi mancare quei 2/3 allenamenti settimanali di 30km ciascuno dove con tranquillità faccio girare le gambe, inserendo anche una bella camminata di una decina di km che mi ha evitato di avere dolori e  ritenzione idrica alle gambe, di cui spesso le donne in gravidanza soffrono.

Oltre alla felicità per questa attesa, ho affrontato anche momenti di tristezza durante  i miei cinquanta giorni di quarantena, chiusa in casa perlopiù sola, con mio marito impegnato come medico nell’emergenza sanitaria. Se ci penso è stato pazzesco! Non potere essere libera di uscire a correre appena sveglia, un’altra delle cose che adoro e che durante i primi mesi di gestazione avrei potuto continuare a fare, ma tornerò a farlo appena mi sarà possibile.

Spesso abbiamo sentito criticare le realtà virtualI e l’abuso dell’utilizzo dei social come strumenti che disincentivano la comunicazione, cosa che paradossalmente hanno favorito durante il periodo di lockdown, unendo altresì le persone. La multimedialità ha permesso a tutti noi di rimanere in contatto e di organizzare o partecipare a vari eventi soprattutto a scopo benefico, attraverso le più svariate challenge che ci hanno fatto saltare, correre, pedalare… motivandoci a restare uniti, se pur distanti e invitandoci a non mollare.

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Pensandoci ora non è stato un periodo facile, soprattutto quando ti dicono che aspetti una bambina e devi chiuderti in casa. Quando la prima cosa che vorresti è uscire e incontrare la tua famiglia per dirgli di stare tranquilla che è tutto ok e che andrà veramente tutto bene.

 

 

Ce lo ricorderemo, io sicuramente a mio modo (a Camilla le lo racconterò) di quanto la sua presenza dentro di me mi ha aiutata a non sentirmi sola, incoraggiandomi a non mollare e a continuare a pedalare insieme a lei, in equilibrio tra emozioni, dolori e tanta gioia.

 

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